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Fatima

I luoghi

FATIMA


Sussidio per la preparazione


Caro pellegrino,
mettersi in pellegrinaggio è sicuramente una forte esperienza di fede che segna la vita a cui tu stesso, da tempo, hai pensato e ti sei preparato.
Oltre agli aspetti organizzativi di un grande viaggio infatti, è necessario predisporre la mente e il cuore a questo evento di grazia.
Abbiamo perciò pensato a un testo che ci sarà di grande aiuto nel corso del pellegrinaggio e che possa accompagnarti nei giorni prima della partenza.

La riflessione
Nel 1917 la Madonna apparve a tre pastorelli di Fatima, Lucia, Francesco e Giacinta, durante i sei mesi che vanno dalla primavera all’autunno, da maggio a ottobre. Affidò a loro messaggi strabilianti, riguardanti loro stessi, l’intero popolo di Dio, il Papa, la loro patria, varie nazioni d’Europa, l’avvenire del mondo intero e la pace mondiale.
Quella di Fatima non è solo una storia avvenuta un giorno e conclusasi subito. Fatima è un Evento che porta con sé un Mistero che coinvolge anche e soprattutto noi. La Madonna parla a noi, ricordandoci la vicenda dei pastorelli e chiedendoci di essere disponibili come loro ad una risposta generosa.
Ti presentiamo brevemente i contenuti spirituali dell’evento-mistero di Fatima:
1. La preparazione (l’Angelo e i bambini),
2. Il cuore del messaggio di Fatima,
3. Le richieste di Maria e la loro attuazione.

La preghiera
Ti suggeriamo di trovare ogni giorno un piccolo spazio di tempo per la preghiera personale; potrai direttamente utilizzare la parte finale di questo sussidio. Particolarmente desideriamo suggerirti le preghiere che l’Angelo e la Vergine stessa hanno insegnato ai tre pastorelli e il Rosario.
Ti sentirai così profondamente unito a tutti i pellegrini che parteciperanno a questo straordinario appuntamento di fede e di preghiera.

LA PREPARAZIONE

LE APPARIZIONI DELL’ANGELO

L’Angelo di Fatima, simile agli angeli biblici, prepara le strade del Signore. I fanciulli dovevano infervorarsi per l’incontro con la Regina del Cielo. Attraverso questi incontri l’Angelo comunica ai ragazzi l’altissimo senso del soprannaturale e della presenza di Dio. Gli incontri con l’Angelo avvenuti ad Ajustrel fra la primavera e l’autunno 1916 avranno così lo scopo di una profonda preparazione psicologica e spirituale.
L’Angelo disse:
Non temete. Sono l’Angelo della Pace. Pregate con me. Inginocchiatosi a terra, con la fronte curve fino alla polvere insegnò questa preghiera: Mio Dio, io credo, adoro, spero e Vi amo Vi chiedo perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Vi amano. Pregate così, i cuori di Gesù e Maria sono attenti alla vostra voce.
Nella terza apparizione l’Angelo ha in mano il calice e l’ostia. Prostatosi in adorazione insegnò loro:
Santissima Trinità, Padre, Figlio, Spirito Santo, Vi adoro e Vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presenti in tutti i tabernacoli del mondo, in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze con cui è offeso. E per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, vi chiedo la conversione dei poveri peccatori.
I bambini non riescono a parlare di questa esperienza che resta ineffabile. Con questa pedagogia straordinaria, l’Angelo di Algiustrel imprime nei fanciulli un sentimento profondo della Maestà di Dio, un bisogno immenso di riparazione ed una grande sete di sacrificio per i peccatori.
“Portati da questa forza soprannaturale che ci prendeva - commenta Lucia - imitavamo l’Angelo in tutto e, prostrandoci per terra come lui, ripetevamo le preghiere che ci aveva insegnato”.

Ora i pastorelli sono pronti, purificati, disponibili in silenzio per l’arrivo della Vergine vestita di sole.
La Vergine ha scelto tre pastorelli per un compito così grande. Algiustrel come Nazaret. Lo stile di Dio è sempre identico, la scelta degli umili e dei poveri. Anche nella nostra vita, Dio è in cerca di spazi di umiltà e povertà nei quali manifestare la sua predilezione e il suo amore. Entriamo dunque anche noi nel silenzio di Nazaret, nella povertà del piccolo paese di Francesco, Giacinta e Lucia, Algiustrel, nella semplicità e nella generosa disponibilità dei tre pastorelli di Fatima.

IL MESSAGGIO

LE APPARIZIONI DELLA VERGINE

“Se io potessi mettere nel cuore di tutti il fuoco che mi arde qui dentro!”(Giacinta)
Grazia e misericordia: il cuore del messaggio di Fatima.
Il messaggio di Fatima, pur nella sua semplicità, piena di freschezza evangelica, si presenta ampio e articolato, capace di toccare un po' tutti i contenuti dottrinali della nostra fede cristiana.
“Dio creatore e provvidente, che si occupa persino delle più piccole sue creature; gli angeli che si pongono a servizio degli uomini; la natura intera che si manifesta come opera di Dio in segni portentosi; il peccato che distrugge l’ordine dell’essere creato e scopre la sua gravità nel potere del Maligno e nella sua ultima conseguenza: l’Inferno; la Redenzione di Cristo attraverso il perdono e la penitenza; la nostra solidarietà nel Corpo mistico di Cristo, nella riparazione ai due cuori di Gesù e Maria; la vita sacramentale e in modo particolare l’Eucaristia; la devozione filiale al Papa e alla Chiesa; la vita di grazia in ciò che ha di più intimo e fecondo; l’inabitazione della Santissima Trinità nell’anima; lo sviluppo di questa vita mediante le virtù cristiane fondamentali: fede, speranza e carità (nelle ammirabili apparizioni dell’Angelo); mediante le virtù morali dell’orazione e della penitenza; mediante la vita di pietà; il Rosario, la devozione al Cuore Immacolato di Maria con la Consacrazione; la tensione dominante alla vita del Cielo...” (Vescovo di Leiria, Lettera pastorale di chiusura del Cinquantenario, 1967).

Una ricchezza impressionante che fa di Fatima un fascio di “luce soprannaturale” gettato sul mistero di Dio e donato alla Chiesa del nostro tempo.
Ma fra tanti elementi, che ciascuno di noi potrà scoprire e approfondire in relazione alla propria storia personale, emerge da tutte le apparizioni e poi si sviluppa un nucleo semplice e dominante, un centro prospettico da cui tutto il messaggio prende unità e forza irradiante: è il
cuore del messaggio (1), a sua volta compendiato in un eloquente icona, il Cuore Immacolato (2).

IL CUORE DEL MESSAGGIO

Si trova già tutto espresso nel primo incontro con la “Signora vestita di bianco” (13 maggio 1917). Con il linguaggio tipico della chiamata vocazionale la Vergine chiede ai piccoli “quale madre piena di amarezza”: ”VOLETE OFFRIRVI A DIO, PRONTI A SOPPORTARE TUTTE LE SOFFERENZE CHE EGLI VI MANDERA’, IN ATTO DI RIPARAZIONE PER I PECCATI CON CUI E’ OFFESO E PER OTTENERE LA CONVERSIONE DEI PECCATORI ?”.
A nome di tutti risponde Lucia con risoluta schiettezza: “Sì, lo vogliamo!”, facendo eco al “fiat” della Vergine di Nazaret.
Si tratta di un’offerta generosa e libera ad essere strumenti docili della grazia, collaboratori attivi ai disegni di misericordia che Gesù e Maria hanno su ciascuno di noi.
E’ semplicemente l’invito a corrispondere pienamente alla vocazione cristiana, a consegnarsi a Dio senza condizioni, accettando tutto quello che il nostro stato di vita comporta.
Fatima è da subito un invito all’offerta di sé, all’obbedienza della fede, all’affidamento cieco nelle mani di Dio per mezzo di Maria.
Per questo il Messaggio è rivolto a dei bambini, i “piccoli” del Vangelo, coloro che sanno accogliere con piena disponibilità nella novità del cuore e della vita.
Secondo la sintesi che Paolo VI fece del Messaggio, i bambini dicono:
Sì alla preghiera e sì alla penitenza.
A Fatima riecheggiano gli inviti evangelici alla preghiera e alla penitenza, ma accompagnati da un tratto specifico: preghiera e penitenza (sacrificio) sono per la riparazione dei peccati.
Lucia stessa commenta le parole della Vergine: “...
queste parole ci fecero una profonda impressione: come una luce che ci fa conoscere chi è Dio, come Egli ci ama e desidera essere amato, che ci rivela pure il valore del sacrificio, quanto egli sia gradito e come, in base ad esso, Egli concede la grazia della conversione dei peccatori”.

a) Riparazione allora è innanzitutto contemplazione, è conoscere l’amore di Dio, penetrare il mistero della sua misericordia offesa dai peccati e corrispondervi con atti di lode, ringraziamento e adorazione (preghiere dell’Angelo).

b) Ma poi soprattutto riparazione significa partecipare alla croce del Figlio, significa
corredenzione, unire la nostra sofferenza a quella di Cristo, perché divenga come la Sua e con la Sua espiazione dei peccati del mondo.
L’anima che si dà in offerta di riparazione contempla insieme la bellezza commovente dell’amore salvifico di Dio e la bruttura del peccato che offende e deturpa l’opera divina.
Da questo insostenibile contrasto che ha luogo nel Corpo mistico di Cristo, l’umanità redenta, nasce l’esigenza di riparare, anche con il contributo del sacrificio personale.
Questi due aspetti della riparazione (contemplazione dell’Amore misericordioso e corredenzione riparatrice) trovano una trascrizione vivente nelle fisionomie spirituali di Francesco e Giacinta, che la Vergine stessa maturò celermente per condurli “presto in Cielo” (come già aveva loro annunciato nella seconda apparizione).
Francesco è per eccellenza il contemplativo. Durante le apparizioni non aveva neppure avuto il dono di udire le parole proferite dalla Signora, e questo per esprimere al meglio il primato spirituale delle facoltà visive e della contemplazione.
Nei diciotto mesi di vita successivi alle apparizioni in lui si fa strada una sola insopprimibile esigenza: consolare Gesù, cioè restare a contemplare il Suo Amore offeso da tanti peccati.
Aveva visto la Madonna con il volto rattristato nell’ultima apparizione, perciò questo solo desiderava: dare consolazione al Suo dolce Figlio, contemplandolo in silenzio amoroso, soprattutto nella presenza eucaristica del tabernacolo (“il Gesù nascosto”).
Giacinta invece, condotta a consumare i suoi ultimi giorni in solitudine tra atroci sofferenze fisiche e morali, esprime molto bene il valore corredentivo del nostro sacrificio. Ciò che l’aveva più colpita fino ad impressionarla profondamente era stata la visione dell’Inferno con la tragica sorte delle anime dannate (terza apparizione); per questo lei, piccola bambina di 7 anni, si diede a fare sacrifici di ogni genere in favore della conversione dei peccatori e tutta la sua vita fu in breve conformata alla croce del Cristo come vittima riparatrice.
La riparazione dunque sta al cuore del messaggio.
Fatima è attuazione e conseguenza di quella solidarietà che esiste nel Corpo mistico di Cristo, la Chiesa: solidarietà nella grazia e nel peccato, solidarietà riparatrice fra i santi e i peccatori!
Fatima ci dice che la riparazione è vocazione comune di ogni cristiano, perché lo fa attivamente partecipare della missione salvifica del Figlio di Dio, il quale è venuto proprio per riparare, prendendo sopra di sé il peccato del mondo.
In concreto, come già si è detto sopra, la riparazione a Fatima si attua attraverso la preghiera e la penitenza (sacrificio), entrambe orientate alla conversione dei peccatori.
Occorrerà notare che in nessuna delle sei apparizioni la Vergine tralascia di invitare evangelicamente alla preghiera e alla penitenza. La
preghiera assume a Fatima due forme:
- il bel tratto pedagogico delle “nuove preghiere” che Maria stessa insegna ai bambini (come già aveva fatto l’Angelo).
- e soprattutto la preghiera del Rosario, nella quale Maria invita a perseverare con costanza “ogni giorno” e che è legata direttamente alla richiesta della pace, quale dono storico-messianico.
Del resto dice molto il fatto che la preghiera del Rosario, in verità, precede le apparizioni piuttosto che seguirle. La corona sgranata per devota tradizione popolare prepara e quasi ottiene ogni visita della Signora.
Le dimensioni della
penitenza e del sacrificio a Fatima si radicano nell’esperienza del volto triste della Vergine e nella visione del Suo Cuore Immacolato coronato di spine che lo trafiggono.
Pertanto la penitenza si presenta anzitutto come atto tenerissimo di amore, come partecipazione creaturale all’acutissima sofferenza di Dio stesso e di Maria per il peccato degli uomini. Con la penitenza e il sacrificio penitenziale penetriamo nel Cuore stesso di Dio.
In questa luce comprendiamo quella volontà costante di abnegazione e sacrificio che prese i bambini: scomodità, rinunce, umiliazioni, dolori erano da loro non solo accettati, ma a tutti i costi cercati.
Ne viene per noi un grande insegnamento circa l’autentico spirito di sacrificio e la capacità di ordinare tutto alla ricerca dei beni eterni.

L’ICONA

Tutto ciò che si è detto sulla preghiera e sulla penitenza come riparazione (il cuore del messaggio) trova a Fatima un’immagine riassuntiva nel Cuore Immacolato di Maria.
Lo svelamento di questo cuore avviene nella seconda apparizione (Cuore coronato di spine, ma a ben vedere in tutte le apparizioni, dopo il dialogo verbale, Maria, aprendo le mani con gesto materno, dona il Suo Cuore.
La luce che da esso promana permette ai tre bambini di vedersi riflessi in Dio (nella prima apparizione) o addirittura di contemplare con raccapriccio il mistero dell’iniquità (inferno), sempre attraverso il Cuore di Maria (nella terza apparizione).
Tutto è misteriosamente mediato da questo Cuore di Madre: il Cielo e l’inferno, la luce e la tenebra.
Pertanto la devozione al Cuore Immacolato di Maria, che Lucia riceve in consegna fin dalla seconda apparizione e alla quale consacrerà tutta la sua vita, non è un’aggiunta, ma costituisce l’intima essenza del messaggio di Fatima.
Il
Cuore è la Vergine stessa, tutta la sua persona, che si presenta a noi sotto l’aspetto della maternità e dell’amore: tutta carità verso Dio e tutta tenerezza materna verso la povera umanità peccatrice.
Ma un Cuore che è
Immacolato, per esprimere la sua condizione di “piena di grazia”, “tutta pura”, di preservata dal peccato per essere la “primizia” dell’umanità redenta da Cristo. Un Cuore colmato di ogni dono di soprannaturale.
E’ in virtù di questa straordinaria qualità del suo Cuore materno che noi possiamo trovare in esso, secondo le parole della Vergine stessa a Lucia, “il nostro rifugio sicuro e la via per andare a Dio”.
Ma, ancora di più, è un
Cuore Immacolato trafitto dalle spine dei nostri peccati. E’ il Cuore di una Madre che soffre.
A questo punto comprendiamo bene la funzione del Cuore di Maria: esso non è altro che il riflesso limpidissimo del Cuore di Dio, cosicché Maria diventa nella Chiesa e per la Chiesa una “presenza sacramentale dei tratti materni di Dio”.
A Fatima il Cuore misericordioso di Dio, proprio quel “Cuore” trinitario che ci ama di Amore eterno, si manifesta in Maria e per mezzo di Maria.
E ciò avviene con particolare efficacia perché “questa rivelazione, nella Madre di Dio, si fonda sul singolare tratto del suo cuore materno, sulla sua particolare sensibilità, sulla sua particolare idoneità a raggiungere tutti coloro che accettano più facilmente l’amore misericordioso da parte di una madre”(Giovanni Paolo II, Dives in Misericordia,9).
Per questo a Fatima tutto sgorga da questo Cuore Immacolato e tutto in esso rifluisce: la preghiera, la riparazione, la consacrazione...tutte si compiono attraverso la mediazione potente del Cuore di Maria.
In questo Cuore Immacolato Dio ha donato alla Chiesa e all’umanità del nostro secolo una via speciale per fare comprendere e introdurre nelle ricchezze insondabili del suo amore.
Dunque Maria a Fatima si rivela come “Mediatrice di grazia”. In Lei e per Lei non solo possiamo elevare al Padre la nostra
preghiera sicuri di essere esauditi, in Lei e per Lei non solo possiamo consacrarci interamente a Dio Padre, Figlio e Spirito, facendo sprigionare tutte le potenzialità del nostro Battesimo; ma finalmente in Lei e per Lei possiamo anche essere attivamente corredentori dell’umanità dal peccato attraverso la riparazione, che ci fa sperimentare fin da ora la “comunione dei Santi”.
“Grazia e misericordia”. Queste parole, che Lucia vide scritte durante una successiva apparizione del 1928, possono riassumere tutto ciò che il Cuore Immacolato di Maria contiene: cioè il Cuore stesso di Dio che da sempre è grazia (Cuore Immacolato nella Santità) e misericordia (Cuore trafitto dal peccato).

Ora, a partire da questo centro focale del messaggio, cioè la
riparazione cordimariana nel Corpo Mistico, ciascuno di noi sarà in grado di ricomporre tutti gli altri luminosi elementi. Fra questi ricordiamo: il tema dei novissimi, il Cielo e l’inferno, la centralità del Sacramento dell’Eucaristia e della Riconciliazione, il primato della preghiera di adorazione e contemplazione, l’unione alla gerarchia e il particolare amore per il Papa, il tema della consacrazione della Russia e del mondo intero, l’inabitazione trinitaria, il desiderio di “consolare Gesù”.

E’ stata volutamente omessa la trattazione di tutto ciò che riguarda l’aspetto più storico del messaggio di Fatima, con i riferimenti alle guerre del nostro secolo, gli appelli della Vergine per la conversione della Russia e del mondo e il contenuto dei tre segreti (l’ultimo dei quali non è stato ancora completamente svelato). I questo modo abbiamo voluto fare emergere le fondamentali dimensioni teologico-spirituali del messaggio, quelle che valgono per la chiesa di oggi e di sempre perché altro non sono che una “provvidenziale spiegazione” dell’unico Vangelo della grazia.

ATTUAZIONE

COMPRENSIONE DEL MESSAGGIO

“Il mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio”(2^ Apparizione, 13.06.1917)
Il messaggio di Fatima è fondamentalmente un richiamo alla conversione del cuore a Dio. Le apparizioni di Fatima sono per la Chiesa del XX secolo una “presenza sacramentale” dei tratti materni di Dio. Il Cuore Immacolato di Maria diventa il grande segno della misericordia del Signore per noi e della materna presenza della Vergine nella nostra storia, affinché possiamo entrare in perfetta comunione di vita con la Santissima Trinità.
La devozione alla madre di Dio è un grande dono per vivere con rinnovata consapevolezza la grazia del Battesimo che ci ha reso nuove creature in Cristo Signore.
Vediamo dunque quali sono le pratiche fondamentali che il “Messaggio di Fatima” ci propone per la sua attuazione.
Esse sono: la
preghiera, la riparazione e la consacrazione.

La Preghiera

La Vergine a Fatima ha invitato i veggenti e, per mezzo loro, anche noi alla recita del Rosario ogni giorno. Attraverso questa preghiera, tanto consigliata anche dai Papi, possiamo ripercorrere, con Maria, i misteri della nostra salvezza e crescere nello Spirito d’amore per Gesù e per la sua e nostra Madre, la Madonna.
E’ questo un modo per unirci e conformarci a Cristo che ha sofferto ed è morto in croce per la salvezza nostra e del mondo intero.


La Riparazione

La riparazione ha un duplice motivo: l’amore a Dio e ai fratelli, e la conversione dei peccatori.
La nostra vita stessa - come è detto nelle apparizioni dell’Angelo - può avere questo aspetto di riparazione se con spirito cristiano accettiamo le sofferenze, ci facciamo carico dei nostri doveri e impegni con spirito di servizio e di amore.
Una formula particolare di riparazione proposta dalla Madonna di Fatima è quella della
“Comunione riparatrice dei cinque Sabati”.
Le promesse di questa devozione non sono assolutamente delle soluzioni automatiche per arrivare al Cielo, ma sono l’applicazione di un principio della tradizione: la devozione a Maria come “pegno di salvezza” e dono particolare della misericordia di Dio.
Questa devozione al Cuore di Maria mira all’espiazione dei peccati ed in particolare di quelli che negano il posto unico che Dio ha riservato a sua Madre nel piano della salvezza. La Madonna stessa ha indicato i motivi della riparazione: 1)
La negazione dell’Immacolata Concezione di Maria, 2) La negazione della perpetua verginità di Maria, 3) La negazione delle vere dimensioni della Maternità di Maria, 4) La negazione del valore della devozione alla Vergine e infine 5) Il diretto disprezzo di questa particolare devozione (quella di Fatima).
Come si vive questa devozione?
Qualsiasi devozione deve farci corrispondere ai piani di Dio, rifiutare il peccato come negazione dell’Amore e aumentare la nostra fede in Dio.
Il testo della
“Grande Promessa” così si esprime:
Tutti quelli che per cinque mesi consecutivi, nel primo Sabato di ogni mese, si confesseranno...
Occorre accostarsi al sacramento della Penitenza (anche se non nello stesso Sabato, entro gli otto giorni) con particolare devozione, ...si comunicheranno...
Parteciperanno alla Santa messa e si comunicheranno in stato di grazia,
...reciteranno il Rosario...
Non una recita superficiale (talvolta l’abitudine ci porta a non pensare a quanto stiamo dicendo con le labbra), ma un’attenta meditazione dei misteri del Signore e della Vergine Maria,
...e mi faranno 15 minuti di compagnia, meditando sui 15 misteri del Rosario...
Un breve momento di meditazione, contemplando o i 15 misteri o soffermandosi su uno di essi, per purificare e radicare la nostra devozione, e riflettere con particolare attenzione sui singoli eventi che hanno compiuto l’opera di Redenzione.
...prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie per la loro salvezza...
La pratica dei Cinque Sabati con la confessione mensile e la comunione favorisce la conversione e l’amore a Dio, alimenta un’autentica vita sacramentale e di servizio ai fratelli.

La Consacrazione

Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris Mater, ripropone a tutti i cristiani il valore della consacrazione a Cristo, per le mani di Maria, come mezzo efficace per vivere fedelmente gli impegni battesimali (n°.48). E’ il Battesimo - infatti - che ci consacra nella “vita nuova”, nella “vita soprannaturale” donata dal Signore.
Parlando di “Consacrazione o affidamento a Maria” si intende: il riconoscimento di quella funzione materna che Ella compie, per volontà di Dio, nella nostra vita. Esplicitando la presenza materna di Maria nella nostra vita, prendiamo coscienza della sua missione che non è altro che portarci a Gesù e a una più perfetta conoscenza ed intimità con il mistero della Trinità.
Il nostro ideale, il nostro desiderio è fare come l’Apostolo Giovanni: “prendere Maria con noi”, per essere discepoli dell’unico Maestro e Signore, Gesù Cristo.
Giustamente intesa, la consacrazione non è soltanto il mezzo migliore per realizzare il messaggio di Fatima, ma ci pone in esso come protagonisti.
Alla consacrazione sacramentale (Battesimo,...) possiamo dunque unire la consacrazione di devozione: quest’ultima esprime la volontà seria di impegnarci prontamente e totalmente in tutto quanto Dio vorrà comunicarci, darci e suggerirci.
La
“Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria” esprime il nostro affidamento a Dio per le mani di Maria. Nel suo Cuore ci sono rivelate la misericordia di Dio e la sua bontà materna e nell’attributo “Immacolato” ci sono indicati il suo privilegio di grazia e la nostra vocazione alla santità.
La Consacrazione ha due forme: quella personale e quella comunitaria.
La
consacrazione personale non deve essere fatta con animo leggero, occorre la guida di un confessore, ed esprimere il desiderio di vivere con rinnovato impegno le promesse battesimali.
Consacrarsi al Cuore di Maria significa lasciare spazio alla Vergine perché eserciti in noi la sua maternità spirituale, e perché sul suo esempio - anche noi - possiamo crescere in amore e fedeltà a Dio.
La
consacrazione comunitaria (gruppi, parrocchie, nazioni...) è assumere l’impegno personale a favore di tutta la comunità umana per ottenere i benefici della Redenzione. Non è un atto giuridico, ma una preghiera per tutti gli uomini affinché il messaggio del Signore risorto aiuti a dare la salvezza e a costruire un mondo di pace e di giustizia.
L’aspetto particolarmente rilevante del messaggio di Fatima in ordine alla consacrazione è che la Vergine stessa unisce fortemente a questo atto la soluzione dei problemi storici, in modo speciale quelli inerenti la pace nella Chiesa e fra le nazioni.
Per primo Papa Pio XII, il 31 ottobre 1942, aderendo alle richieste di suor Lucia e dell’episcopato portoghese, consacrò tutto il mondo al Cuore Immacolato di Maria.
In seguito anche Paolo VI il 21 novembre 1964 e lo stesso Giovanni Paolo II il 7 giugno e l’8 dicembre 1981 e il 13 maggio 1982 a Fatima rinnovarono tale consacrazione.
Ma un fatto assolutamente nuovo si verificò il giorno 25 marzo 1984, Solennità dell’Annunciazione, quando il Santo Padre invitò caldamente tutti confratelli nel ministero episcopale a ripetere lo stesso atto per le loro diocesi e così tutta la Chiesa fu collegialmente impegnata in esso.
“Non posso sottrarmi alla convinzione che il ripetere questo atto nel corso dell’anno giubilare della Redenzione (1983-’84) corrisponda alle aspettative di molti cuori umani, desiderosi di rinnovare alla Vergine Maria la testimonianza della loro devozione e di confidarle le afflizioni per i molteplici mali del presente, i timori per le minacce che incombono sull’avvenire, le preoccupazioni per la pace e la giustizia nelle singole nazioni e nel mondo intero...Oh, quanto profondamente sentiamo il bisogno di consacrazione per l’umanità e per il mondo: per il nostro mondo contemporaneo in unione con Cristo stesso!...In unione alla consacrazione che, per amore ostro, Cristo Redentore ha fatto di se stesso al Padre: “Per loro - Egli ha detto - io consacro me stesso, perché siano consacrati anch’essi nella verità”. Vogliamo unirci al nostro Redentore in questa consacrazione per il mondo e per gli uomini, la quale, nel Suo Cuore divino, ha la potenza di ottenere il perdono e di procurare la riparazione.”(Giovanni Paolo II, Lettera ai vescovi dell’8 dicembre 1983).
La consacrazione del 25 marzo 1984 rimane per ciascuno di noi e per la Chiesa che si avvia alla conclusione del secondo millennio un punto di riferimento imprescindibile, una risposta corale agli appelli della Signora di Fatima, un seme prezioso che dovrà fruttificare fino al centuplo!

Abbiamo dunque compreso che vivere il “Messaggio di Fatima” significa per il credente nel Signore entrare in un profondo spirito di preghiera per a salvezza del mondo intero, offrirsi per la riparazione dei peccati (in particolare di quanti offendono il ruolo materno di Maria nella Chiesa e a favore del mondo intero) e affidarsi con cuore indiviso e sincero al Cuore Immacolato di Maria, perché accolga il nostro desiderio di vivere la grazia del Battesimo sotto la sua intercessione.
E dunque la preghiera, la riparazione e la consacrazione non possono che portarci ad una
più intensa vita di comunione con la Santissima Trinità nella Chiesa.


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